Raccomandava in una lettera del novembre 1933 Pavel Florenskij alla figlia Olečka, essendo imprigionato in un gulag sovietico e non potendo occuparsi della sua istruzione: “Cerca di far sì che le lingue, quella russa come quelle straniere, siano per te un suono vivo e non solo segni sulla carta. Ricorda pertanto di leggere ad alta voce cogliendo la perfezione del suono e il ritmo della costruzione, sia dal punto di vista sonoro, sia da quello contenutistico ed espressivo. Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale. La matematica non deve essere nella mente come un peso portato dall’esterno, ma come un’abitudine del pensiero: bisogna imparare a vedere i rapporti geometrici in tutta la realtà e a individuare le formule in tutti i fenomeni”. Ecco, ci sembra che le parole del matematico e filosofo russo possano avvicinarsi a una delle finalità che la scuola dovrebbe raggiungere nell’insegnamento dell’italiano e della matematica. La capacità di leggere, di comprendere i testi e di interpretarli, la competenza linguistica; lo sviluppo del “pensiero matematico” non solo finalizzato alla risoluzione di problemi.
Siamo convinti che le prove Invalsi, che i nostri studenti di seconda Liceo hanno affrontato nello scorso mese di maggio, non valutano da sole e nel senso profondo del termine le loro conoscenze e competenze; non abbiamo lavorato e non lavoriamo in italiano e matematica allo scopo di preparare gli alunni a superare al meglio i test. Ci interessa però che le materie scolastiche, che sono aspetti della realtà cui vogliamo introdurre i nostri ragazzi, contribuiscano ad allargare la loro ragione e a far crescere la loro curiosità e la conoscenza. Pertanto, vedendo in questi giorni la restituzione delle prove da parte del Servizio Nazionale di Valutazione, siamo davvero soddisfatti dei risultati che abbiamo ottenuto: significa che il lavoro di ogni giorno favorisce anche la capacità di osservare, riconoscere nessi, comprendere e risolvere. Le competenze che esse rilevano mostrano che i nostri ragazzi stanno sempre più costruendo, per usare ancora le parole di Florenskij, il sapere che occorre per affrontare “qualunque situazione di vita e qualsiasi attività si svolga”.
Professoressa Daniela Rossi
Preside del Liceo Scientifico “Romano Bruni”

