Questa mattina, in memoria di Giulia Cecchettin, ci siamo radunati in aula magna e il preside ha rivolto a tutti queste parole.

In questi giorni, dopo il dolore, lo sgomento e la rabbia, abbiamo sentito tante reazioni, pensieri, riflessioni. Attraverso alcune assemblee e lezioni, abbiamo deciso di stare tutti di fronte alle domande che l’uccisione di Giulia e quella di tante altre ragazze suscitano e aprono nel profondo del cuore di ciascuno di noi. Domande come ferite che sono continuamente aperte anche da altre vicende o dalle guerre di cui siamo impotenti spettatori. Queste domande che bruciano dentro di noi non vanno eliminate troppo velocemente e con troppa facilità. Vanno esplicitate, dette, guardate. Qui ci giochiamo tutto di noi stessi. Il significato vero della mia vita e della tua. Di ogni istante.

Cosa è l’amore vero? Può essere educato o è solo sentimento? Come si passa dalla protezione al possesso? Perché c’è il male? Perché lo possiamo commettere? Cosa vuol dire amicizia? Come si fa a sopportare i successi degli altri? Quando la vita vale? Queste e molte altre ne abbiamo raccolto.

Abbiamo così raggiunto in questo una certezza: la violenza non si ferma con altra violenza. La catena di violenza si spezza solo con qualcosa che violenza non è. Se no la catena continua. Cosa non è violenza? L’amore, il rispetto, la gentilezza, il dialogo, l’umiltà, il perdono. E queste cose ci sono!!! Le possiamo vivere. Ci sono rapporti belli, c’è in noi la capacità di fare il bene, ci sono amicizie che fioriscono, ci sono fatiche e difficoltà, ma dentro tanto bene. Dobbiamo scoprire questo, rivedere questo, fargli spazio. Diceva Calvino: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiano stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Come fare? Bisogna partire dal qui ed ora, adesso, in classe, a casa (con i compagni, gli amici, i genitori, i docenti) e avere il coraggio. Il coraggio di voler bene, il coraggio di dire “sbaglio anche io”, il coraggio di essere umili. Il coraggio di chiedere e dare il perdono. Dobbiamo pensare che io sono chiamato ora, in causa. In questa vera lotta contro la violenza. Questa violenza infatti può essere fatta in tanti modi: con parole, con messaggi WhatsApp, con foto, con battutine che prendono in giro, con sguardi cattivi. Chiediamoci. Questo è bene? Questo è male? Quando e come sto meglio? Partiamo ora con coraggio a vedere il bene, a chiedere il bene. Questo dà la possibilità della felicità.

Siamo in questo tempo all’inizio dell’Avvento. E non riesco a non pensare all’esempio di amore totale di Gesù: è una cosa davvero strana. Una vicenda da cui, forse, dobbiamo ancora tanto imparare e che abbiamo invece messo via come i giocattoli vecchi, come favole da bambini. Dio, l’onnipotente, l’assoluto cercato da tutti nella storia e nel pensiero umano ha scelto la strada dell’umiltà, fatta di bene e di perdono. Non solo. Ha vissuto la violenza su di sé e la ha spezzata e vinta, ha vinto addirittura la morte (credono i cristiani). Lo hanno crocifisso e ucciso, ma perdonando, ha salvato tutto e tutti.

Vedo oggi, nell’abbraccio continuo di Sua Madre Maria, dalla stalla di Betlemme alla croce del Golgota un conforto e una indicazione anche per noi. Guardiamo a quella donna che non ha mai cessato di amare. Ripeto le parole del grande autore francese Charles Peguy per poi chiedervi il silenzio e una preghiera (l’Ave Maria) per Giulia, per i suoi parenti e amici, per noi, per tutti.  “Ecco il luogo del mondo dove tutto diviene facile … Il solo angolo della terra dove tutto si fa docile … Ciò che dappertutto è vecchiaia qui non è che tenerezza e premura/ E due braccia materne che si tendono a noi … Ce ne han dette tante, O Regina degli apostoli, abbiamo perso il gusto per i discorsi/ Non abbiamo più altari se non i vostri/ Non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice”.