LEOPARDI IN SCENA

Quest’anno con i ragazzi della compagnia del teatro IN-stabile del liceo Bruni ci siamo presi un bel rischio. Abbiamo osato per così dire. Abbiamo scelto di mettere in scena e di recitare un’opera difficile, destinata alla lettura, del grande Giacomo Leopardi: le Operette Morali.

Si tratta di un poeta che continuamente scrive i suoi desideri, le sue illusioni, le sue speranze, i suoi drammi, e passa attraverso il pessimismo … storico e poi cosmico si dice. Basta ricordare la sua Silvia o il Pastore errante dell’Asia o l’Infinito. Quando leggiamo certe sue poesie, certi suoi canti, davvero ci sentiamo travolti dalle grandi domande che lui pone a sé stesso, al lettore, e quindi a noi. A volte non ci lascia scampo. Come rispondiamo noi al desiderio di essere felici, per esempio. O alla considerazione che tutto muore e finisce?

Le Operette Morali sono dei racconti brevi, dei dialoghi tra personaggi immaginari, presi da favole, da miti o inventati da lui stesso. E in questi dialoghi viene fuori tutto il suo pensiero che a volte spaventa per il suo pessimismo, altre volte commuove per le sue attese. Non si tratta di drammi, anzi c’è ironia, sarcasmo, sorriso, a volte beffardo, a volte genuino.

Gli spettatori sono stati invitati a fare quello che hanno provato a fare i ragazzi: accettare il rischio di ascoltare, osare il confronto con questo testo … e alla fine la scommessa è stata vinta: chi ha riso, chi ha riflettuto in silenzio, ma tutti si sono messi al cospetto di questi messaggi che arrivano direttamente dall’anima profonda di Leopardi, dal suo pensiero e si materializzano sottoforma di personaggi.

Gli applausi questa volta erano per gli attori, ma anche per il nostro cuore indomito.