Per il popolo di Gaza

Ieri al liceo Romano Bruni è stato dedicato un momento di riflessione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Queste le parole rivolte da prof. Frizziero, Rettore delle Scuole Romano Bruni, agli studenti liceali.

“Oggi tante associazioni della società civile italiana si mobilitano attraverso uno sciopero per manifestare contro ciò che sta accadendo a Gaza. Anche noi, pur non facendo sciopero e non condividendo alcune modalità di manifestare, vogliamo fare memoria di questo, essere consapevoli di quello che sta succedendo e vivere così in modo pieno i tempi che sta attraversando il mondo e la nostra vita.

Sta accadendo una catastrofe. Tutto inizia il 7 ottobre 2023 quando Hamas e altre organizzazioni terroristiche hanno attaccato civili e soldati israeliani uccidendone circa 1200 e facendo decine di ostaggi. In seguito a questo il governo di Israele e il suo esercito hanno scatenato una repressione e una vendetta senza alcun limite anche contro innocenti: bombardamenti contro civili e città, continue uccisioni indistinte (famiglie, persone che cercavano da mangiare), attacchi in ogni luogo (Libano, Iran, Qatar), obblighi di evacuazione di intere città, blocco degli aiuti umanitari, distruzione di scuole, ospedali, interi quartieri rasi al suolo con i tank e con le ruspe. Le cifre dicono che sono 68.000 mila i morti accertati di cui 20.000 bambini. Le stime parlano di 9 persone su 10 che hanno abbandonato la loro casa, affrontando anche la carestia e la mancanza di cure mediche. Da ultimo il 17 settembre scorso la Commissione d’Inchiesta Internazionale Indipendente delle Nazioni Unite, dopo uno studio approfondito, ha dichiarato che a Gaza si sta consumando un genocidio ad opera di Israele.

Anche noi vogliamo unirci al grido che chiede di fermare tutto questo e all’appello di papa Leone che domenica all’Angelus in piazza San Pietro ha dichiarato ancora una volta: “Non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace: chi li ama veramente, lavora per la pace”.

E oltre all’indignazione, alla manifestazione e al ricordo, cosa possiamo fare noi, qui, ora? Dice una canzone molto bella del cantautore Claudio Chieffo che si intitola La nuova Auschwitz: “Ora siamo tornati ad Auschwitz dove c’è stato fatto tanto male, /ma non è morto il male nel mondo e noi tutti lo possiamo fare / e noi tutti lo possiamo fare e noi tutti lo possiamo fare… / Non è difficile essere come loro, / non è difficile essere come loro…

Ecco cosa c’è per noi da fare. Vivere in un altro modo: essere portatori di pace, evitare il male, non sentirci superiori, non seguire l’egoismo, abbracciare e accogliere l’altro. A partire dal nostro compagno di banco, a partire dai nostri prof e dalle nostre famiglie, facendo quello che dobbiamo con una novità bella nel cuore: il dono della pace. Chiediamolo, viviamolo tra noi.

Desideriamo finire questo momento con un minuto di silenzio e poi chiediamo a chi vuole di unirsi in una preghiera, reciteremo l’Ave Maria per implorare la pace. Chi non prega può accompagnarci con il silenzio”.