Dal bronzo di Riace all’omino LEGO: cosa siamo e come guardiamo l’altro?

Il secondo incontro del corso educatori delle Scuole Romano Bruni, tenutosi mercoledì 9 aprile 2025, ha affrontato il tema complesso dell’educazione affettiva e sessuale dei bambini e dei ragazzi. Il dottor Paolo Bordin, medico e presidente nazionale della Bottega dell’orefice, è stato l’ospite relatore della serata, e ha offerto una prospettiva che va oltre le semplici “istruzioni per l’uso”.

Il titolo provocatorio della serata, “Ti voglio bene: affetto, sesso o amore?“, ha introdotto la discussione sulle diverse dimensioni di questo ampio argomento: sentimenti, emozioni, piacere, scelta. Bordin ha sottolineato come l’affettività sia l’espressione del nostro essere relazione, un bisogno fondamentale che ci lega agli altri fin dalla nascita. Portiamo sulla pancia per tutta la vita la memoria del nostro cordone ombelicale. E la sessualità, intesa come il nostro essere maschio o femmina, è il dato e il modo concreto in cui viviamo questo bisogno.

Alla luce della sua esperienza personale come padre, marito e medico, il dottor Bordin ha proposto un approccio educativo basato su criteri profondi e uno sguardo alla radice delle cose e delle persone, piuttosto che su regole o ricette che sembrano farci risparmiare la fatica di educare. Lui stesso pur facendo da anni incontri sull’affettività e sulla sessualità e avendo svolto molti studi in merito, con i propri figli ha visto quanto sia inefficace fare loro un discorso piuttosto che dare loro un esempio.

Il punto iniziale del suo intervento è stata la presentazione di diverse “antropologie” o modi di guardare l’essere umano. Ha contrapposto la visione dell'”omino lego”, fatto di parti indipendenti e sostituibili, a quella del “bronzo di Riace”, un tutt’uno inscindibile con dimensioni corporee, cognitive, emotive, spirituali e sociali fuse insieme. Ha poi richiamato l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, simbolo di armonia tra cielo e terra, e la figura di uomo proposta da Ildegarda di Bingen, monaca del XII secolo che con libertà e profondità si interessò a tutto l’uomo, compresi i particolari sessuali, ma collocandolo al centro del creato e abbracciato da un Dio creatore buono e vicino a lui. 

Queste diverse prospettive sottolineano l’importanza di un approccio olistico, intero all’essere umano, fondamentale anche quando si parla di affettività e sessualità.

Rispondendo a una domanda sull’importanza delle emozioni nell’amore e nell’affettività, Bordin ha riconosciuto il loro ruolo, ma ha evidenziato come non siano sufficienti a garantire una relazione stabile e completa. Le neuroscienze e gli studi evolutivi dimostrano la presenza di diverse aree cerebrali dedicate alle emozioni, alla razionalità e all’integrazione delle varie sfere della relazione umana. Ha così suggerito la necessità di un lavoro progressivo di elaborazione e crescita che coinvolga diversi livelli della persona in modo diverso anche a seconda delle età. L’esempio di questo coinvolgimento è la domanda che viene fatta nel matrimonio: non si chiede “Ami tu?”, ma “Vuoi tu?”, sottolineando quindi l’importanza e il ruolo che in un rapporto hanno la scelta, la volontà e l’impegno. Questo crea una relazione che magari nasce anche da un’emozione. Ma non sta tutto lì.

Per quanto riguarda l’approccio da avere con i figli, Bordin ha sottolineato come non esistano algoritmi o protocolli validi per tutti. È fondamentale considerare le diverse fasi evolutive, caratterizzate da specifici interessi e da differenti livelli di maturazione. Invece di fornire istruzioni o di identificare tabù, ha ribadito come l’attenzione al figlio, la pazienza di entrare in rapporto con lui, l’osservazione di come agisce e la comunicazione dell’affetto per lui siano primari. Gli adulti devono essere veri e trasmettere ai ragazzi la sensazione di esserci per loro. Non è utile fare lezioni frontali, ma piuttosto cogliere ogni occasione per ragionare insieme e condividere riflessioni.

Bordin ha poi criticato l’approccio puramente informativo e basato sulla “limitazione del danno” che spesso viene proposto in tema di sessualità (ad esempio evitare le gravidanze non desiderate con i metodi anti concezionali, non incappare in malattie sessualmente trasmissibili) , evidenziando come gli studi dimostrino la sua inefficacia. Non si può, diceva, dare una Ferrari ad un sedicenne e dirgli “Vai piano!” Un approccio più efficace tiene conto dei comportamenti, di una educazione più ampia che guarda tutti gli aspetti di una persona. (Risulta per esempio più efficace anche nel merito limitazione degli effetti indesiderati ritardare la precocità dei rapporti sessuali o evitare la promiscuità dei partner). 

Ma anche così il punto vero è un altro: l’aspetto più importante è imparare ad amare l’altro, tutto l’altro, entrando in una relazione autentica e completa e questo richiede una visione a 360 gradi dell’altra persona e di me stesso. Ed è cruciale non creare un cortocircuito tra affettività e sessualità, riconoscendo che l’attività sessuale è un passaggio che avviene alla fine di un percorso di conoscenza e intimità. E’ il gesto che crea la relazione o la relazione che suggerisce un gesto?

Un suggerimento pratico emerso è l’importanza della “fiction”, intesa come racconto e narrazione di storie, perché sono un veicolo potente per trasmettere valori e stimolare la riflessione. 

In conclusione, il dottor Bordin ha invitato tutti noi adulti a mostrare una maniera diversa e bella di relazionarsi, basata su una visione cristiana che vede l’uomo come opera amata e protetta da Dio. Vivendo così non è necessario imporre discorsi a certe età, ma è fondamentale vivere secondo quanto crediamo sia vero e autentico. Poi, quando i ragazzi ce ne danno l’occasione, bisogna rispondere alle loro domande, non evitare le sollecitazioni e interpretare i segnali dei figli, chiedendo cosa pensano, cosa sanno, stando ai dati della loro e della nostra esperienza e tenendo conto della specificità di ognuno. 

L’obiettivo è comunicare la possibilità di un’armonia e di serenità, puntando a una felicità che non sfrutti né usi sé stessi né gli altri.

È necessario un lavoro di conoscenza e approfondimento da parte degli adulti per affrontare questi temi con una pacata certezza, guardando allo scopo profondo delle cose e delle relazioni.

Alla fine, possiamo dire che tutto questo — affettività, sessualità, relazioni — riguarda l’umanità. Non siamo pezzi di LEGO da montare. Siamo un tutt’uno. Un’opera intera. Con una dignità grande. Con un destino buono. E se possiamo trasmettere ai nostri figli anche solo questo sguardo, allora sì, stiamo educando davvero.