L’EUROPA NASCE PER LA PACE

L’11 maggio 2024 le classi V e IV della sez. tradizionale hanno potuto incontrare Mario Mauro, già Ministro della Difesa, Vicepresidente del Parlamento Europeo e senatore della Repubblica.

L’incontro è nato dal bisogno di capire l’importanza dell’Europa e il valore delle prossime elezioni del parlamento europeo che alcuni studenti hanno condiviso tra loro. Grazie all’interessamento delle nostre rappresentanti di istituto Scuttari Benedetta e Masiero Angelica questo bisogno è diventato una domanda all’onorevole Mauro che ha dato la sua disponibilità ad incontrarci essendo in Veneto per un tour di sensibilizzazione al voto.

“E’ stata davvero un’occasione incredibilmente interessante ed illuminante sul mondo della politica. E’ riuscito ad incuriosirci. In un’epoca in cui la disinformazione è diffusa tra i giovani, abbiamo apprezzato in particolar modo un discorso facilmente comprensibile”. Questo il parere di una studentessa che dice della profondità di una visione storica, geopolitica ed esperienziale sull’attuale situazione internazionale che abbiamo potuto toccare con mano.

Questi alcuni passaggi che hanno destato particolarmente il nostro interesse, tratti dai nostri appunti.

L’Europa nasce per la pace. Come si può capire da tutta la storia che studiamo nel corso delle scuole superiori l’Europa è sempre stata il continente della guerra. Fino a quando, dopo la fine della seconda guerra mondiale, Adenauer, Schuman, e De Gasperi hanno potuto immaginare e dar vita a qualcosa di nuovo. L’Unione Europea è stata infatti frutto di un accordo tra vincitori e vinti e non solo tra vincitori come succede in tutte le guerre del mondo e della storia: coloro che vincono, si spartiscono il bottino. Francia, Germania e quindi l’Italia hanno deciso invece di mettere assieme le risorse per cui prima si combattevano: il carbone e l’acciaio. I nostri padri fondatori hanno ritenuto così che le cose che ci uniscono siano più forti di quelle che ci dividono. Questo ha permesso il più lungo periodo di pace nella storia di questo continente, di cui tutti abbiamo beneficiato. Questo è il punto di partenza che ancora oggi è necessario proporre e guardare. L’Europa dunque a che serve? Deve servire per la pace, questo è originariamente e politicamente il suo senso di esistere.

L’Europa serve allo sviluppo. Lo sviluppo è figlio del mercato, perché questo fa crescere il benessere e la ricchezza. Grazie al mercato possiamo infatti avere e usare i beni che non produciamo, ma il mercato si basa su misure e regole che salvaguardano sia chi produce i beni sia chi li consuma. E’ per questo che il mercato unico dell’UE deve fare le regole per tutti in modo che non siano alterate le relazioni economiche e che non siano stravolti i valori delle nostre economie. Le leggi che l’UE fa, sono continuamente negoziate nelle istituzioni preposte. Questo è il valore per il quale si arriva a definire il diametro della vongola o del pisello. Vengono denigrati questi aspetti, ma sono ciò che permette al mercato di funzionare e di proteggersi da merci diverse, fabbricate altrove senza standard che garantiscono produzione e uso.

Una sguardo sui conflitti in atto e sul desiderio di pace. Mauro ha partecipato a più di duecento viaggi in zone di guerra e ci ha riferito come la condizione di partenza, i dati di fatto siano che la guerra è geograficamente (e forse storicamente) molto vicina e che, per un tratto di strada significativo, bisognerà conviverci. Il contesto internazionale infatti è molto cambiato, e i rapporti tra nazioni devono essere rivisti perché sono scivolati da rapporti di negoziato a rapporti di forza. Ha ragione il papa quando parla di un unico grande conflitto globale che ora deve ritrovare un equilibrio, va trovato il bandolo di un conflitto globale. I vari conflitti hanno la loro storia peculiare, ma sono aspetti di un problema molto più grande ovvero del problema che il rapporto tra le nazioni o è politico-democratico o è di guerra. Inoltre, spesso confondiamo il desiderio di pace con il nostro desiderio di essere lasciati in pace. Invece la politica inizia quando non ti giri dall’altra parte, la logica di assumersi una responsabilità, di interporsi è lo scopo della politica. E oggi lo scopo della politica europea. L’Europa, ai suoi confini est e sud è attorniata da conflitti ed è tornata ad essere terreno di guerra.

La politica e la democrazia: unica alternativa alla forza. Quello che noi chiamiamo politica serve in sostanza a garantire la pace, perché grazie al sistema democratico, permette che le persone e gli stati si parlino e decidano in modo condiviso. L’alternativa sono i rapporti di forza. Questo aspetto cruciale ci mette di fronte alle nostre profonde responsabilità. Se perdiamo questo patrimonio democratico e politico presto saremo in un altro mondo, governato, come stiamo iniziando a vedere, da rapporti di forza tra stati, cioè dalla violenza e dalla furia della guerra. Ecco dunque il senso di responsabilità che dobbiamo avere oggi nel voto. Mostrare un interesse a questo permette di dare maggior peso alle istituzioni che ci rappresentano e a fare in modo che gli accordi e i negoziati siano rappresentativi del voto di tanta gente.

Uno spunto metodologico. E’ importante capire cosa guardare di un partito o di un politico perché dobbiamo districarci tra i vari messaggi che ci arrivano. Dobbiamo innanzitutto prendere atto dell’estrema semplificazione che la comunicazione utilizza in modo che arrivi presto a chi vede e ascolta, ma non possiamo rinunciare a capire di più, dobbiamo conoscere. Un elemento importante per fare alcune considerazioni su un partito o su un politico è guardare al suo operato, più che al suo programma. A cosa ha fatto e a che decisioni ha preso in alcune circostanze o su alcuni temi che ci stanno a cuore, considerando però come il contesto storico cambia e può determinare la singola scelta. Si tratta comunque di mettere in gioco attenzione, pazienza e ragione. Viceversa si semplifica, ma la semplificazione può diventare facilmente propaganda ed essere preda dell’ideologia.

L’invito e il fondo della questione. Se non c’è un giudizio sulle cose della realtà non la si può amare in modo completo, cioè non si può far sì che prenda forma secondo i desideri che abbiamo. I nostri desideri sono innanzitutto quelli di amare il vero, trovare il giusto e godere il buono e il bello. Per questo vale la pena interessarsi, muoversi e anche fare politica.